lunedì 6 giugno 2016

Lacrime di coccodrillo



E giù tutti a piangere.
Mamme con gli occhi gonfi come se i loro figli stessero per partire per la guerra.
Bambini come fontane che si asciugano lacrime sui grembiuli, che da ora in poi verranno utilizzati per pulire i vetri (i grembiuli, non i bambini of course).
Video finale con foto, canzoni e frasi.  A confronto Maria De Filippi è una dilettante.
Abbracci e saluti strazianti.

Troppe lacrime le ho viste finte.
Esagerate.
Cercate e volute.
Come se piangere facesse parte dello spettacolo.
Come se funziona così e basta.

Ho visto compagni che si sono insultati e odiati per tutti e cinque gli anni, dirsi che si mancheranno tantissimo.
Sfortuna vorrà farli ritrovare nella stessa classe alle medie e ricominciare ad odiarsi.

Mamme che si sono sputate veleno senza pietà, abbracciarsi e dirsi: "Mi raccomando, teniamoci in contatto!".

Gli unici che non piangono?
Io e Diego.

Anzi, siamo felicissimi.
No, non siamo insensibili.
E' che sinceramente ci chiediamo: "Ma che cazzo c'avete da piangere??"
Viviamo in un paese di nemmeno ventimila abitanti, praticamente so a che ora vanno a pisciare uno per uno.
Tutti i bambini andranno nella stessa scuola media.
Sicuramente non nella stessa classe, ma ci sono nove classi in tutto, tra prima seconda e terza.
Per non vedersi bisognerebbe essere ciechi.
La scuola è finita venerdì e già oggi erano al solito campetto per il solito pomeriggio all'aperto.

Siamo strani noi?
Per fortuna!!

martedì 24 maggio 2016

La mia vita con lo smartphone

Ebbene sì, mi sono piegata ed ho seguito la massa.
Adesso anch'io ho uno smartphone.
E, naturalmente, Whatsapp.
A mia parziale discolpa posso dire che ho "dovuto" farlo in previsione della vacanza studio che Diego farà a Malta (ma questo è un altro discorso).
Quando anche le mie compagne (età media 70 anni) di ginnastica chiacchieravano di messaggi e foto scambiate su facebook e whatsapp, mi sono sentita veramente fuori dal "giro".
Comunque, da tre giorni sono ufficialmente entrata a far parte della massa.
Ecco come è cambiata la mia vita.


E' ingombrante, fastidioso.
Il mio vecchio telefono era piccolissimo.
Per dire: quando non avevo tasche me lo infilavo nel reggiseno.
Ora dovrei essere Pamela Anderson per poterlo ancora fare.

La seconda telefonata che ho fatto è durata mezz'ora.
In realtà ho parlato per due minuti, poi non ho chiuso la chiamata. Me ne sono accorta mezz'ora dopo. Questo mi terrorizza.
Non per i costi.
La maggior parte delle mie conversazioni si chiude alla maniera di Bisteccone Galeazzi.
"Oh ciao, ci sentiamo mi raccomando!"
Click.
"Ma vaffanculo va".
Ecco... adesso il problema è quel click

Ci metto dieci minuti per scrivere un messaggio.
Ho il forte sospetto che la tastiera touch screen mi prenda per il culo.

La batteria dura il tempo di una scorreggia.
Prima ricaricavo ogni 3-4 giorni, adesso vado in giro a cercare prese della corrente come un drogato cerca un pusher.

Whatsapp mi ha aperto un mondo.
Di merda, aggiungerei.
Ci sono persone che non sento da anni che mi hanno scritto felicissimi di trovarmi lì.
Faccine piene di cuori e baci.
Mi chiedo: ma se mi vuoi così tanto bene e sei felice di sentirmi, per quale cazzo di motivo non mi hai mai mandato un messaggio in dieci anni? Per risparmiare 400 lire?

Per adesso ho fatto outing solo con il direttivo della società di rugby, che prontamente mi hanno inserito nel loro gruppo.
E niente, praticamente è un lavoro.
E sono solo in un gruppo.
A scuola continuerò a portare il mio vecchio telefono.
Se fate la spia potrei uccidervi.

sabato 7 maggio 2016

Sono io?

Alla prima provocazione rispondo educatamente con gentilezza e pazienza, anche con un accenno di sorriso.
Alla quinta provocazione rispondo educatamente spazientita, con lo sguardo perplesso.
Alla decima provocazione ti chiedo seria se per caso hai voglia di litigare o semplicemente ti diverti a farmi arrabbiare.
All'ennesima provocazione sbotto, ti mando a fanculo in tutte le lingue del mondo, con lo sguardo assassino e la pressione che sale alle stelle.

NO, non ho il ciclo. IO.
NO, non sono stressata. IO.
NO, non sono malata. IO.
NO, non sono matta. IO.
NO, non voglio vivere isolata dal mondo. IO.
NO, non credo che siano tutti sbagliati. IO.

SI, hai rotto i coglioni. TU.

Per me è semplice.
Oppure sono io?

martedì 26 aprile 2016

Una giornata meravigliosa

Sveglia presto per poter arrivare con il giusto anticipo, tipico degli ansiosi.
In barba alle previsioni che promettevano acqua, il tempo è stato soleggiato.
Una bella città che merita di essere visitata.
Un'accoglienza da star al Campus dell'Università.
L'ospitalità vera che fa parte del DNA.
Ragazzi da tutta Italia che mi hanno fatto vedere il futuro attraverso occhiali verdi di speranza.
Un pranzo a buffet che la regina Elisabetta se lo sogna.
Un'aria di gioia che si respirava a pieni polmoni.
La soddisfazione di essere arrivati fino a lì.
E poi, completamente inatteso, il terzo posto.
Il salto di Diego sulla sedia.
La medaglia al collo indossata con orgoglio per tutta la città.
Le mie mani che tremavano mentre scattavo le foto.



La felicità sui volti di chi ha ottenuto risultati con l'impegno e il cervello, cosa purtroppo ormai rara.
Una giornata meravigliosa.

Ps: se ve lo state chiedendo...Sì, sto ancora gongolando! :-)

venerdì 15 aprile 2016

Spero che il mondo sia pieno di drogati

Sempre più spesso mi capita di sperare che il mio interlocutore sia drogato.
Non riesco a trovare nessuna altra scusa a certi ragionamenti.
Mi sento in imbarazzo a dover spiegare il mio punto di vista che, secondo me, è talmente semplice e naturale da non aver bisogno di tante parole. Ma probabilmente non è così.
Certi ragionamenti sono talmente assurdi che mentre li ascolto mi guardo in giro per vedere se sono vittima di una candid camera. E purtroppo non esce fuori mai una telecamera nascosta.
Mi chiedo se davvero certa gente pensa quello che dice o, semplicemente, si è fuso un collegamento con il cervello e non si sono accorti.
E qui mi passa per la mente la droga.
Pesante e sintetica.
Tagliata male.
Scie chimiche.
Tutto.
Pur di non pensare che quello che ho davanti sia un idiota patentato.
Un deficiente a piede libero.
Insomma, un vero coglione.
Drogato.
Spero solo che sia drogato.

martedì 22 marzo 2016

Condividere le cose belle

Già di mio faccio fatica a condividere le mie emozioni con gli altri.
Ho sempre il sentore che alle persone non freghi un emerito niente della mia vita, dei miei sentimenti e delle mie sensazioni.
Difficilmente parlo con le persone dei fatti miei.
Certo, detto da una che da diversi anni scrive i cazzi suoi su un blog, non è tanto credibile.
Invece è così.
Nel blog riesco a scrivere le minchiate che mi fanno sorridere, ridere o arrabbiare.
Mi serve da valvola di sfogo quando non riesco a trattenere la rabbia.
Ma ho fatto caso che difficilmente scrivo delle cose belle che accadono nella mia vita.
Mi sto chiedendo il perché.
Qualche bravo psicologo potrebbe impostare un convegno su questa cosa...
Se mi capita qualcosa di bello ho quasi paura a dirlo, figuriamoci a scriverlo. Non vorrei essere fraintesa e passare per quella che si vanta.
Sapete la compagna "smorfiosetta" delle elementari? Dai tutti ne abbiamo avuta una così.
Quella de "Il mio è più bello del tuo!!" con la cantilena che per la prima volta ha fatto uscire il serial killer che abita in ognuno di noi.
Ecco la mia mente pensa a questo (si accettano numeri di bravi psicologi, grazie).
E se invece volessi scrivere di qualcosa di bello?
Non per vantarmi, ma per condividere con chi legge la mia felicità?
Secondo me è anche giusto.
Avete letto sempre i miei sfoghi, mi avete sopportato e supportato spesso.
Oggi ho voglia di raccontarvi questo.
Diego ha partecipato alle Olimpiadi di Problem Solving.
Fino a qualche mese fa non sapevo neanche dell'esistenza di queste competizioni, poi un giorno il suo maestro di matematica mi ha detto che aveva fatto il suo nome per la squadra della scuola.
Ha partecipato dapprima alle gare interne dell'istituto, ottenendo sempre ottimi punteggi. E poi è entrato nella squadra ufficiale della sua scuola, hanno gareggiato per la finale regionale e ieri sono usciti i risultati.
E ve lo voglio dire: la sua squadra è in finale nazionale!
Sono orgogliosa e felice.
Non mi importa dei punteggi e delle classifiche, ma la sua soddisfazione mi riempie di gioia.
Sono contenta che abbia potuto fare questa bellissima esperienza, che venga apprezzato anche da altri e che il suo valore venga riconosciuto. Non è forse quello a cui tutti puntiamo?
Lui è molto riservato, nasconde la felicità come se fosse una colpa.
Non so perché, comunque lo preferisco a quelli che si vantano con chiunque.
Ma si percepisce che è orgoglioso di se stesso.
Ho ricevuto le chiamate dei maestri e pure della bidella che gli facevano i complimenti.
Che dire...sto gongolando alla grande!!
Dai...gongolate con me!! :-D

giovedì 10 marzo 2016

Il venerdì

La dieta procede, sto a meno cinque chili, un terzo del viaggio.
Ancora ho l'entusiasmo di chi parte zaino in spalla e crede che cuore, testa e gambe possano portarlo ovunque.
So che il brutto del viaggio deve ancora arrivare.
Quando quello zaino mi sembrerà pesantissimo, quando le mie gambe sembreranno cedere, quando il mio cervello si domanderà il perchè e quando il mio cuore dirà fanculo a tutti.
Ancora procedo, spinta dai risultati ottenuti fino qui.
Quando poi sarà più difficile...vedremo.
Ho deciso che il mio motto è: STEP BY STEP.
Contro ogni pronostico la ginnastica per la schiena mi sta piacendo parecchio. Le mie compagne di corso (35-75 anni) meritano un post a parte. Sono sciolta, rilassata e non ho più dolori. Vi pare poco??
A questo entusiasmo si è aggiunto anche quello per il venerdì, che è sempre stato il mio giorno preferito.
Pure più del sabato di Leopardi.
Quando lavoravo era il giorno in cui poteva accadere di tutto, poteva crollare pure il mondo ma "chissenefregaèvenerdì!".
Da quando sto a casa questo giorno ha perso un po' del suo significato.
Non mi alzo più urlando in faccia a chiunque "E'VENERDIIIIII'!!!".
Per me è praticamente uguale.
Detta così mi faccio molta tristezza da sola.
Comunque...
Ho scelto il venerdì per mangiare la pizza, unico sgarro nella mia dieta salutista.
Abbiamo trovato una pizzeria che fa una buona pizza al piatto.
Ogni venerdì la ordino, Simone e Diego la passano a prendere e ce la mangiamo direttamente dal cartone. Quindi neanche mezzo piatto da lavare.
Questa per me è la felicità.
E finalmente posso ritornare ad urlare con tutta la gioia in corpo:
domani E' VENERDIIIIIII'!!!!