Rieccomi, pronta per il secondo giorno.
Oggi voglio ricordare quelle citazioni che hanno accompagnato la mia vita nei momenti non bellissimi (perché scrivere 'di merda' sembrava brutto).
"Non può piovere per sempre"
(Il corvo)
"La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia"
(Mahatma Gandhi)
"Beati monoculi in terra caecorum"
(e questo non poteva mancare!)
Avevo promesso qualcosa di colto... ahahahah!!
Dai, domani ci riprovo... ;-)
Troppe domande, poche risposte. Pensieri e osservazioni di un'eterna ottimista.
giovedì 30 giugno 2016
mercoledì 29 giugno 2016
"Te la do io la citazione" alias "quote challenge"
Allora...non ci capisco tanto delle catene di sant'Antonio dei blogger.
Un po' le schifo pure.
Ma questa è carina e quindi partecipo molto volentieri.
Intanto ringrazio Vedetta (che non c'ha manco un blog...Vedetta dai esci allo scoperto e facci sapere un po' di cavoli tuoi) per aver pensato alla sua vecchia cara e sciatta Pat... :-D
Il giochino dovrebbe essere semplice pure per una senzadiofuoridalmondo come me...
Ecco le regole:
3 giorni
3 citazioni per giorno
3 inviti a partecipare per giorno.
Ce la posso fare.
Intanto nomino chiunque voglia giocare. Senza impegno.
Primo giorno dedicato ai film e soprattutto alle cazzate (che poi, diciamocelo, ho un master in questo)
"Io non sono cattiva. E' che mi disegnano così"
(Jessica Rabbit in "Chi ha incastrato Roger Rabbit?")
"Sei solo chiacchere e distintivo! Chiacchere e distintivo!"
(Gli intoccabili)
"Il settimo giorno Dio creò il cheeseburger"
(Aldo, Giovanni e Giacomo)
Vedetta lo so che sei pentito di avermi nominato :P.
Dai...domani ti prometto qualcosa di colto! ;-)
Un po' le schifo pure.
Ma questa è carina e quindi partecipo molto volentieri.
Intanto ringrazio Vedetta (che non c'ha manco un blog...Vedetta dai esci allo scoperto e facci sapere un po' di cavoli tuoi) per aver pensato alla sua vecchia cara e sciatta Pat... :-D
Il giochino dovrebbe essere semplice pure per una senzadiofuoridalmondo come me...
Ecco le regole:
3 giorni
3 citazioni per giorno
3 inviti a partecipare per giorno.
Ce la posso fare.
Intanto nomino chiunque voglia giocare. Senza impegno.
Primo giorno dedicato ai film e soprattutto alle cazzate (che poi, diciamocelo, ho un master in questo)
"Io non sono cattiva. E' che mi disegnano così"
(Jessica Rabbit in "Chi ha incastrato Roger Rabbit?")
"Sei solo chiacchere e distintivo! Chiacchere e distintivo!"
(Gli intoccabili)
"Il settimo giorno Dio creò il cheeseburger"
(Aldo, Giovanni e Giacomo)
Vedetta lo so che sei pentito di avermi nominato :P.
Dai...domani ti prometto qualcosa di colto! ;-)
venerdì 10 giugno 2016
Cosa non mi mancherà delle elementari
Tre mesi ogni anno per decidere se il nastro per il vestito della recita sia meglio blu notte o blu cobalto. Se la stoffa sia meglio quella tessuta a mano dai pastori transumanti dell'Uruguay o quella tessuta dalle donne ugandesi in menopausa.
Ma la stoffa che vendono nel negozio sotto casa no??? Quella da due euro al metro???
Tre mesi di seghe mentali per tre minuti di balletto.
I regali per le maestre. Non tanto per i soldi, che alla fine non erano chissà che cifra. E' le idee balorde che venivano fuori. Non doveva essere niente di "confezionato" e banale. Solo ed esclusivamente idee originalissime assemblate a mano dai genitori.
Maestre, sappiatelo, non ho mai visto un vostro regalo. Però l'ho sempre pagato.
Il mio telefono peggio del centralino di un call center di Bombay. Perché Diego, in quanto bambino bravo e diligente, sicuramente avrà scritto bene i compiti che qualcuno puntualmente ha dimenticato di segnare. Convenevoli finti e infiniti di mamme scusanti. Tutti i giorni. Tutti i santi giorni. Dalle medie ognuno il suo telefono e via pedalare.
Il mercatino di Natale fatto dai genitori. Oggetti handmade orribili. Palle per l'albero fatte con qualsiasi materiale esistente, dal banale cartoncino al plutonio. Sgangherati bambinelli che bestemmiavano dalla vergogna.
Soldi per comprare il materiale, soldi per comprare il prodotto finito che 'non vuoi aiutare le casse della scuola?'.
Per fortuna le mie capacità manuali sono state subito apprezzate e mi hanno fatto fuori dal gruppo del bricolage già in prima. Grazie Signore grazie.
I discorsi fatti all'uscita di scuola nell'attesa della campanella. La proclamazione della "Mamma migliore del giorno" in base a chi sapeva esattamente i compiti e le pagine da studiare per quella mattina. Ho smesso di controllare i compiti a Diego già in prima. Va da sé che il trofeo non l'ho mai portato a casa.
Le canzoni demenziali. Ok l'ora di musica. Ok che sono bambini.
Non pretendo che cantino gli AC-DC o Iron Maiden.
Ma a undici anni "La tarantella della mozzarella" o " Il tortellino nonricordocosa" ANCHE NO.
Ma la stoffa che vendono nel negozio sotto casa no??? Quella da due euro al metro???
Tre mesi di seghe mentali per tre minuti di balletto.
I regali per le maestre. Non tanto per i soldi, che alla fine non erano chissà che cifra. E' le idee balorde che venivano fuori. Non doveva essere niente di "confezionato" e banale. Solo ed esclusivamente idee originalissime assemblate a mano dai genitori.
Maestre, sappiatelo, non ho mai visto un vostro regalo. Però l'ho sempre pagato.
Il mio telefono peggio del centralino di un call center di Bombay. Perché Diego, in quanto bambino bravo e diligente, sicuramente avrà scritto bene i compiti che qualcuno puntualmente ha dimenticato di segnare. Convenevoli finti e infiniti di mamme scusanti. Tutti i giorni. Tutti i santi giorni. Dalle medie ognuno il suo telefono e via pedalare.
Il mercatino di Natale fatto dai genitori. Oggetti handmade orribili. Palle per l'albero fatte con qualsiasi materiale esistente, dal banale cartoncino al plutonio. Sgangherati bambinelli che bestemmiavano dalla vergogna.
Soldi per comprare il materiale, soldi per comprare il prodotto finito che 'non vuoi aiutare le casse della scuola?'.
Per fortuna le mie capacità manuali sono state subito apprezzate e mi hanno fatto fuori dal gruppo del bricolage già in prima. Grazie Signore grazie.
I discorsi fatti all'uscita di scuola nell'attesa della campanella. La proclamazione della "Mamma migliore del giorno" in base a chi sapeva esattamente i compiti e le pagine da studiare per quella mattina. Ho smesso di controllare i compiti a Diego già in prima. Va da sé che il trofeo non l'ho mai portato a casa.
Le canzoni demenziali. Ok l'ora di musica. Ok che sono bambini.
Non pretendo che cantino gli AC-DC o Iron Maiden.
Ma a undici anni "La tarantella della mozzarella" o " Il tortellino nonricordocosa" ANCHE NO.
lunedì 6 giugno 2016
Lacrime di coccodrillo
E giù tutti a piangere.
Mamme con gli occhi gonfi come se i loro figli stessero per partire per la guerra.
Bambini come fontane che si asciugano lacrime sui grembiuli, che da ora in poi verranno utilizzati per pulire i vetri (i grembiuli, non i bambini of course).
Video finale con foto, canzoni e frasi. A confronto Maria De Filippi è una dilettante.
Abbracci e saluti strazianti.
Troppe lacrime le ho viste finte.
Esagerate.
Cercate e volute.
Come se piangere facesse parte dello spettacolo.
Come se funziona così e basta.
Ho visto compagni che si sono insultati e odiati per tutti e cinque gli anni, dirsi che si mancheranno tantissimo.
Sfortuna vorrà farli ritrovare nella stessa classe alle medie e ricominciare ad odiarsi.
Mamme che si sono sputate veleno senza pietà, abbracciarsi e dirsi: "Mi raccomando, teniamoci in contatto!".
Gli unici che non piangono?
Io e Diego.
Anzi, siamo felicissimi.
No, non siamo insensibili.
E' che sinceramente ci chiediamo: "Ma che cazzo c'avete da piangere??"
Viviamo in un paese di nemmeno ventimila abitanti, praticamente so a che ora vanno a pisciare uno per uno.
Tutti i bambini andranno nella stessa scuola media.
Sicuramente non nella stessa classe, ma ci sono nove classi in tutto, tra prima seconda e terza.
Per non vedersi bisognerebbe essere ciechi.
La scuola è finita venerdì e già oggi erano al solito campetto per il solito pomeriggio all'aperto.
Siamo strani noi?
Per fortuna!!
martedì 24 maggio 2016
La mia vita con lo smartphone
Ebbene sì, mi sono piegata ed ho seguito la massa.
Adesso anch'io ho uno smartphone.
E, naturalmente, Whatsapp.
A mia parziale discolpa posso dire che ho "dovuto" farlo in previsione della vacanza studio che Diego farà a Malta (ma questo è un altro discorso).
Quando anche le mie compagne (età media 70 anni) di ginnastica chiacchieravano di messaggi e foto scambiate su facebook e whatsapp, mi sono sentita veramente fuori dal "giro".
Comunque, da tre giorni sono ufficialmente entrata a far parte della massa.
Ecco come è cambiata la mia vita.

E' ingombrante, fastidioso.
Il mio vecchio telefono era piccolissimo.
Per dire: quando non avevo tasche me lo infilavo nel reggiseno.
Ora dovrei essere Pamela Anderson per poterlo ancora fare.
La seconda telefonata che ho fatto è durata mezz'ora.
In realtà ho parlato per due minuti, poi non ho chiuso la chiamata. Me ne sono accorta mezz'ora dopo. Questo mi terrorizza.
Non per i costi.
La maggior parte delle mie conversazioni si chiude alla maniera di Bisteccone Galeazzi.
"Oh ciao, ci sentiamo mi raccomando!"
Click.
"Ma vaffanculo va".
Ecco... adesso il problema è quel click
Ci metto dieci minuti per scrivere un messaggio.
Ho il forte sospetto che la tastiera touch screen mi prenda per il culo.
La batteria dura il tempo di una scorreggia.
Prima ricaricavo ogni 3-4 giorni, adesso vado in giro a cercare prese della corrente come un drogato cerca un pusher.
Whatsapp mi ha aperto un mondo.
Di merda, aggiungerei.
Ci sono persone che non sento da anni che mi hanno scritto felicissimi di trovarmi lì.
Faccine piene di cuori e baci.
Mi chiedo: ma se mi vuoi così tanto bene e sei felice di sentirmi, per quale cazzo di motivo non mi hai mai mandato un messaggio in dieci anni? Per risparmiare 400 lire?
Per adesso ho fatto outing solo con il direttivo della società di rugby, che prontamente mi hanno inserito nel loro gruppo.
E niente, praticamente è un lavoro.
E sono solo in un gruppo.
A scuola continuerò a portare il mio vecchio telefono.
Se fate la spia potrei uccidervi.
Adesso anch'io ho uno smartphone.
E, naturalmente, Whatsapp.
A mia parziale discolpa posso dire che ho "dovuto" farlo in previsione della vacanza studio che Diego farà a Malta (ma questo è un altro discorso).
Quando anche le mie compagne (età media 70 anni) di ginnastica chiacchieravano di messaggi e foto scambiate su facebook e whatsapp, mi sono sentita veramente fuori dal "giro".
Comunque, da tre giorni sono ufficialmente entrata a far parte della massa.
Ecco come è cambiata la mia vita.

E' ingombrante, fastidioso.
Il mio vecchio telefono era piccolissimo.
Per dire: quando non avevo tasche me lo infilavo nel reggiseno.
Ora dovrei essere Pamela Anderson per poterlo ancora fare.
La seconda telefonata che ho fatto è durata mezz'ora.
In realtà ho parlato per due minuti, poi non ho chiuso la chiamata. Me ne sono accorta mezz'ora dopo. Questo mi terrorizza.
Non per i costi.
La maggior parte delle mie conversazioni si chiude alla maniera di Bisteccone Galeazzi.
"Oh ciao, ci sentiamo mi raccomando!"
Click.
"Ma vaffanculo va".
Ecco... adesso il problema è quel click
Ci metto dieci minuti per scrivere un messaggio.
Ho il forte sospetto che la tastiera touch screen mi prenda per il culo.
La batteria dura il tempo di una scorreggia.
Prima ricaricavo ogni 3-4 giorni, adesso vado in giro a cercare prese della corrente come un drogato cerca un pusher.
Whatsapp mi ha aperto un mondo.
Di merda, aggiungerei.
Ci sono persone che non sento da anni che mi hanno scritto felicissimi di trovarmi lì.
Faccine piene di cuori e baci.
Mi chiedo: ma se mi vuoi così tanto bene e sei felice di sentirmi, per quale cazzo di motivo non mi hai mai mandato un messaggio in dieci anni? Per risparmiare 400 lire?
Per adesso ho fatto outing solo con il direttivo della società di rugby, che prontamente mi hanno inserito nel loro gruppo.
E niente, praticamente è un lavoro.
E sono solo in un gruppo.
A scuola continuerò a portare il mio vecchio telefono.
Se fate la spia potrei uccidervi.
sabato 7 maggio 2016
Sono io?
Alla prima provocazione rispondo educatamente con gentilezza e pazienza, anche con un accenno di sorriso.
Alla quinta provocazione rispondo educatamente spazientita, con lo sguardo perplesso.
Alla decima provocazione ti chiedo seria se per caso hai voglia di litigare o semplicemente ti diverti a farmi arrabbiare.
All'ennesima provocazione sbotto, ti mando a fanculo in tutte le lingue del mondo, con lo sguardo assassino e la pressione che sale alle stelle.
NO, non ho il ciclo. IO.
NO, non sono stressata. IO.
NO, non sono malata. IO.
NO, non sono matta. IO.
NO, non voglio vivere isolata dal mondo. IO.
NO, non credo che siano tutti sbagliati. IO.
SI, hai rotto i coglioni. TU.
Per me è semplice.
Oppure sono io?
Alla quinta provocazione rispondo educatamente spazientita, con lo sguardo perplesso.
Alla decima provocazione ti chiedo seria se per caso hai voglia di litigare o semplicemente ti diverti a farmi arrabbiare.
All'ennesima provocazione sbotto, ti mando a fanculo in tutte le lingue del mondo, con lo sguardo assassino e la pressione che sale alle stelle.
NO, non ho il ciclo. IO.
NO, non sono stressata. IO.
NO, non sono malata. IO.
NO, non sono matta. IO.
NO, non voglio vivere isolata dal mondo. IO.
NO, non credo che siano tutti sbagliati. IO.
SI, hai rotto i coglioni. TU.
Per me è semplice.
Oppure sono io?
martedì 26 aprile 2016
Una giornata meravigliosa
Sveglia presto per poter arrivare con il giusto anticipo, tipico degli ansiosi.
In barba alle previsioni che promettevano acqua, il tempo è stato soleggiato.
Una bella città che merita di essere visitata.
Un'accoglienza da star al Campus dell'Università.
L'ospitalità vera che fa parte del DNA.
Ragazzi da tutta Italia che mi hanno fatto vedere il futuro attraverso occhiali verdi di speranza.
Un pranzo a buffet che la regina Elisabetta se lo sogna.
Un'aria di gioia che si respirava a pieni polmoni.
La soddisfazione di essere arrivati fino a lì.
E poi, completamente inatteso, il terzo posto.
Il salto di Diego sulla sedia.
La medaglia al collo indossata con orgoglio per tutta la città.
Le mie mani che tremavano mentre scattavo le foto.
La felicità sui volti di chi ha ottenuto risultati con l'impegno e il cervello, cosa purtroppo ormai rara.
Una giornata meravigliosa.
Ps: se ve lo state chiedendo...Sì, sto ancora gongolando! :-)
In barba alle previsioni che promettevano acqua, il tempo è stato soleggiato.
Una bella città che merita di essere visitata.
Un'accoglienza da star al Campus dell'Università.
L'ospitalità vera che fa parte del DNA.
Ragazzi da tutta Italia che mi hanno fatto vedere il futuro attraverso occhiali verdi di speranza.
Un pranzo a buffet che la regina Elisabetta se lo sogna.
Un'aria di gioia che si respirava a pieni polmoni.
La soddisfazione di essere arrivati fino a lì.
E poi, completamente inatteso, il terzo posto.
Il salto di Diego sulla sedia.
La medaglia al collo indossata con orgoglio per tutta la città.
Le mie mani che tremavano mentre scattavo le foto.
La felicità sui volti di chi ha ottenuto risultati con l'impegno e il cervello, cosa purtroppo ormai rara.
Una giornata meravigliosa.
Ps: se ve lo state chiedendo...Sì, sto ancora gongolando! :-)
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